Thank you IndiaDicono tutti che l’India ti faccia cambiare visione del mondo. Che quando torni non sei più lo stesso.Per quanto si possa essere preparati, arrivare in India è una sorpresa.Il caldo soffocante, le zanzare ti accolgono in aeroporto, donne col sari e tuktuk, apecar chiusi dietro, per portarti dentro la città.Delhi sa di spezie, polvere, incenso e merda, sulle strade regna l’anarchia, si guiderebbe a sinistra ma in realtà il concetto di corsia è superato, ognuno va dove vuole, le uniche due regole sono suonare sempre il clacson e lasciare sempre la precedenza alle mucche. Ma la città è colorata e la gente anche.Gli indiani siedono ai polverosi bordi delle strade asfaltate per metà, sempre tanto trafficate, dove i marciapiedi sono un lusso.Dalle loro bancarelle di verdura e spezie guardano le macchine passare, ti fermano quando passi perchè tu sei occidentale, sei la bestia rara, ti fanno sorrisi immensi e vogliono sapere la tua storia e ti fanno foto di nascosto col cellulare, quelli più sfacciati ti si avvicinano e chiedono se possono fare una foto con te.Quando citi l’Italia ogni indiano ti guarda con la faccia radiosa e ti nomina Sonia Ghandi, ti guarda e ti dice che sei assolutamente identica a quell’attrice di bollywood e che devi comprare un sari, magari nel negozio del loro amico.Le baracche fatiscenti stanno accanto a bellissimi templi colorati, lasci le scarpe all’ingresso, entri a piedi nudi e ti fai trascinare dai canti e dalle immagini delle divinità.Puoi amarla. Puoi odiarla. Di solito contemporaneamente, in un mix inconsistente di sentimenti contrastanti. Ma non può lasciare indifferenti, in un modo o nell’altro questo paese ti entra dentro e ti segna la vita e non ci puoi fare nulla.
foto e articolo di Serena Trerè


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