Con piacere pubblichiamo la recentissima intervista realizzata con Fabio dei The BeaTers, eccezionale cover band che dal 2005 fa rivivere la musica dei Beatles ottenendo prestigiosi successi e riconoscimenti a livello internazionale. Un ringraziamento particolare da parte della redazione di dBustle per la splendida locandina realizzata per questa intervista.
Q: Grazie per il tempo che ci dedicate. La vostra passione per i Beatles ha dato vita alla band nel 2005. A distanza di sei anni siete una delle più ricercate nel panorama italiano e non solo. Da dove nasce questa voglia di far rivivere il periodo d’oro dei quattro ragazzi di Liverpool?
A: La nostra passione per la musica dei Beatles nasce da molto lontano. Tutti noi da quando eravamo poco più che bambini ascoltiamo la musica dei FABS. Questo è ciò che ci ha unito in questo progetto: il nostro comune amore e rispetto per la loro musica. Poi, suonando in giro per locali, i piccoli club o le grandi piazze, abbiamo verificato che questo amore per la musica dei Beatles è condiviso con una grande quantità di persone. Gente di tutte le età: dai giovanissimi ai più maturi, tutti o comunque in tantissimi condividono questa grande passione. Siamo convinti che dentro la musica dei Beatles ci sia un “messaggio” universale che emerge sempre, che va oltre le mode ed i suoni tipici di un’epoca. Ecco perché, a quasi 50 anni dal loro primo singolo, ci sono ancora milioni di fan! E la cosa straordinaria è che i “vecchi” fan restano fedeli e frotte di nuovi appassionati si aggregano intorno alla loro musica.Tanto per dare alcuni riferimenti temporali: nel 1991 i Nirvana erano primi in classifica con Nevermind. 50 anni prima, nel 1941, negli USA c’era Glen Miller e la sua Big Band ed in Italia c’era il Trio Lescano con Tulipan! Oggi, dopo quasi 50 anni, l’intera discografia dei Beatles viene nuovamente pubblicata in CD nelle versioni Mono e Stereo. Ci sarà pur un motivo se in 50 anni, quei 4 ragazzi hanno venduto più di un MILIARDO di dischi nel mondo!
Q: Avete nel vostro repertorio la discografia completa dal ’62 al ’70. Ci sono dei pezzi in particolare che vi piace suonare più di altri? Quali sono e cosa vi ha colpito maggiormente in questi brani?
A: Ciò che troviamo sempre entusiasmante è il rapporto con il pubblico che incontriamo ai nostri show. Quando suoniamo LIVE, percepiamo il divertimento e la partecipazione delle persone sotto al palco. Amiamo molto i brani con le tipiche armonie vocali e siamo molto affezionati ad alcuni vecchi Rock and Roll, ma di certo si sente il grande coinvolgimento emotivo con le grandi HIT: da She Loves You a Let It Be, da Twist and Shout a Hey Jude.Con il tempo abbiamo affinato la capacità di capire gli umori del pubblico che segue i concerti, quindi sul momento possiamo cambiare scaletta e repertorio, a volte privilegiando magari canzoni molto “rock” quando hai la percezione che la gente vuole ballare e scatenarsi, oppure in altre occasioni puntando su pezzi più da ascolto, tipo i brani con il pianoforte del cosiddetto periodo “maturo”.
Q: Siete degli ottimi musicisti e non è certo alla portata di tutti i comuni mortali reinterpretare le canzoni del gruppo che ha segnato la storia di oltre mezzo secolo; voi ci riuscite in maniera meravigliosa. Avete mai preso in considerazione di creare qualcosa di nuovo, di vostra produzione?
A: Intanto grazie per le belle parole, troppo buona! No, anche se alcuni di noi nel corso degli anni hanno composto diversi brani, e magari tuttora si continua a farlo, non abbiamo mai pensato seriamente di dedicarci alla produzione di pezzi originali. Diciamo che si tratta di una sorta di ‘diario’, capita di comporre più che altro per noi stessi, senza avere alcuna velleità discografica. Crediamo anche che molto di quello che si ascolta oggi, se è ascoltabile, proprio “originale” non è. Proporre a qualcuno la propria musica ti obbliga poi a fare i conti con il “mercato”, con tutti i vincoli che questo impone e noi, invece, vogliamo restare sempre e comunque padroni di noi stessi.
Q: Vi siete esibiti in molti luoghi. Avete avuto una sensazione particolare nel suonare su palchi calpestati dai Beatles, come il Cavern Club di Liverpool?
A: Diciamo che le sensazioni più belle ed intense le vivi sempre in base alla gente che hai di fronte, la location è certamente importante ma a livello per così dire “filosofico” per noi fa poca differenza suonare in uno stadio o in un piccolo pub. Conta molto di più la partecipazione e il feeling con le persone che hai di fronte. Ed in questo suonare all’estero è certamente più appagante, sia a livello di organizzazione che di pubblico. C’è molto più rispetto e considerazione per i musicisti, ed il coinvolgimento con la gente è mediamente più forte: gli stranieri gridano, cantano le canzoni, quando finisci te ne chiedono ancora e magari vengono a parlarti di quel brano che hanno a cuore, a condividere le loro emozioni… anche piccoli cenni di gradimento come sollevare i bicchieri o applaudire sono molto più difficili qui da noi, diciamo che gli italiani sono più un pubblico da ascolto. Ovviamente non è un discorso assoluto, ci sono anche da noi piazze esplosive dove non smetteresti mai di suonare, e appuntamenti tematici con gli appassionati dei Fabs dove è davvero un piacere esibirsi.Il Cavern Club è un posto magico, non c’è dubbio, i Beatles vi suonarono quasi 300 volte. Rispetto ad allora c’è da dire che il locale non è proprio lo stesso, infatti il Cavern originario è stato smantellato, spostato e poi ricostruito. Fa comunque un grande effetto, anche perchè praticamente la totalità di coloro che vi entrano saprebbero citarvi a memoria tutti i testi dei FABS e sono pronti ad entusiasmarsi ad ogni singola nota del repertorio dei 4.Quando l’edizione romana del Beatles Day si è tenuta per alcuni anni al Teatro Adriano, beh anche se molte cose sono cambiate, nel 1965 John, Paul, George e Ringo erano proprio lì … una certa emozione la si prova, magari suonando uno dei brani che loro avevano in scaletta.
Q: Nel tempo libero, quando posate gli strumenti e gli abiti Beatles style, ascoltate sempre il quartetto di Liverpool o spaziate anche su altri generi?
A: Sir James Paul McCartney disse: “Esistono solo due tipi di musica: quella buona e quella cattiva. Quella cattiva entra dagli orecchi, ma quella buona arriva al cuore!” Siamo grandi appassionati di musica e ci piace ascoltare anche altro, si spazia davvero dalla classica al metal, dalla leggera italiana al grunge, dal jazz al blues; ognuno di noi ha le sue preferenze e magari un “lato oscuro”, ma di certo tutti abbiamo l’intera discografia dei Beatles, in macchina o nei cellulari, sempre pronta all’uso!
Q: L’11 novembre sarete in concerto a Roma; i successivi appuntamenti sono già stati programmati? Vi reclamano in varie parti d’Italia, non potete farli aspettare tanto…
A: Si, abbiamo già altre date in calendario, alcuni appuntamenti fissi a cadenza periodica e richieste, in particolare dal Centro-Nord. Ci divertiamo molto quando suoniamo “in trasferta”, fuori Roma. Una sfida molto stimolante, posti nuovi, persone nuove da coinvolgere e conquistare. Abbiamo bellissimi ricordi di città come Perugia, Arezzo, Lucca, Bologna, Imola, Varese, Potenza, Isola del Giglio e delle tante altre piazze e location in cui abbiamo avuto l’onore di suonare. E i viaggi oltre confine… emozioni che spesso vanno al di là della semplice esibizione musicale. In qualche caso non abbiamo potuto soddisfare tutte le richieste (gli Stati Uniti, la Spagna, la Turchia… ci hanno chiamato anche per andare in Russia, a San Pietroburgo). Ci consideriamo dei cultori della musica dei Beatles. Suoniamo i loro brani con grande rispetto. Per questo ci muoviamo con tutti gli strumenti, i vestiti e gli apparati indispensabili ad uno show adeguato ad una Band TRIBUTO ai Beatles. E se serve un aereo per arrivare a destinazione, spostare tutta l’attrezzatura non è sempre facile.Noi, comunque, siamo sempre pronti!
di Flavia Miglietta
The BeaTers on the web:
http://www.thebeaters.it/save/index.htm
http://www.facebook.com/TheBeaTers?sk=wall


Nessun Commento a “Interview: The BeaTers”