Con un nome che è tutto un “gioco” – e solo i veri intenditori della tribù composta da 7 musicisti polistrumentisti potranno cogliere questa sfumatura – gli Arcade Fire escono nel 2004, con il loro primo album, Funeral. Piace molto, anche alla critica, c’è chi lo definisce un “capolavoro” e non si sbaglia.
Vi si coglie subito il suono “epico”, loro tratto distintivo. 10 pezzi intensi, frutto di un periodo attraversato, purtroppo, da una serie di lutti per Win Butler e Régine Chassagne (da qui il titolo, Funeral), in cui le atmosfere tipiche di Talking Heads e Cure si fondono con sonorità evocative del Duca Bianco (David Bowie li ha pure accompagnati in una versione di Wake Up) e virate più tendenti al rock.
La tracklist vede le 4 “tappe” di Neighborhood (Tunnels, Laika, Power Out e 7 Kettles) intervallate dalla triste ma bellissima Une Année Sans Lumière; a seguire la sinfonia degli affetti perduti, Crown of Love, il risveglio di Wake Up, Haiti, che svela le origini di Régine e la più conosciuta Rebellion (Lies).
Chiude la ballata notturna In the Backseat . 48 minuti di emozioni contrastanti, perché quando meno te l’aspetti all’iniziale pacatezza onirica dei ritmi, seguono battiti di rullanti veloci e incalzanti… proprio come in un sogno dal quale ti svegli con il cuore in gola: “come baby in our dreams, we can live our misbehaviour”.
di Annalaura Ruffolo
10 maggio 2011


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